PIERGIORGIO GOLDONI

18 Dicembre 2013

Nell’ultimo decennio lo Stato Maggiore ha fatto investire oltre 3 miliardi di euro per aumentare la dotazione dell’Aeronautica militare, ma per rifornire le missioni all’estero spende decine di milioni in appalti esterni (vinti sempre dalle stesse aziende)

L’Italia ha una delle flotte aeree più moderne e complete d’Europa, ma spende decine di milioni di euro all’anno in appalti esterni per servire le missioni del suo esercito. L’accresciuto impegno militare dell’Italia all’estero negli ultimi dieci anni, anche in teatri operativi “fuori area” come Iraq e Afghanistan, ha costretto la Difesa a espandere le capacità di “proiezione” di truppe, mezzi e materiali. Nell’arco di un decennio, con una spesa di oltre 3 miliardi di euro, la flotta aerea militare da trasporto è stata integralmente rinnovata e potenziata in base alle nuove esigenze operative. Oggi l’Aeronautica Militare Italiana può contare su ventuno C-130 (entrati in servizio tra il 2001 e il 2005), dodici C-27 (operativi dal 2007) e quattro Boeing-767 (consegnati tra nel 2011-2012), per una capacità complessiva d’imbarco di 3.836 uomini o 650 tonnellate di materiali. Una flotta all’avanguardia che, come scrive l’esperto di aeronautica militare Federico Cerruti su Analisidifesa.it, garantisce “una capacità di proiezione aerea di tutto rispetto, a livello analogo se non superiore alle altre forze aeree europee”.

Ciononostante, ogni anno la Difesa spende quasi 40 milioni di euro in appalti a compagnie private che forniscono servizi di trasporto aereo verso i ventidue paesi dove attualmente sono schierati in tutto 5.600 militari impegnati in 33 diverse missioni. “E’ una scelta obbligata – spiegano dallo Stato maggiore della Difesa – poiché, con l’aumento dell’impegno internazionale in teatri operativi lontani, se usassimo esclusivamente la nostra flotta da trasporto, da un lato bruceremmo tutto il monte-ore di volo dei nostri velivoli accorciandone la vita operativa e rendendo necessari maggiori costi di manutenzione, dall’altro non avremmo più velivoli disponibili in caso di emergenze come evacuazioni, operazioni di protezione civile o azioni umanitarie internazionali. Infine va tenuto conto che per arrivare in Afghanistan con un C-130 ci vogliono undici ore mentre con gli aerei Meridiana si arriva a Herat in sole sei ore”. Insomma bisogna esternalizzare perché, pur avendo una flotta aerea militare da trasporto “di tutto rispetto”, non è ancora sufficiente a soddisfare le velleità di grandeur dei nostri vertici.

Ma a chi e come vengono assegnati questi appalti? La Direzione generale di commissariato e di servizi generali della Difesa (Commiservizi, dal 2009 guidata dalla dottoressa Anita Corrado) bandisce periodicamente gare pubbliche d’appalto, ma da anni sono sempre le stesse aziende ad aggiudicarsi i contratti, anche in virtù del sistema di rinnovo pluriennale previsto dalla cosiddetta “procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara”, introdotta nel nuovo Codice degli appalti del 2006 per volere dell’allora ministro berlusconiano ai Trasporti, Pietro Lunardi. A farla da padrona sono la compagnia sarda Meridiana del principe Aga Khan, per quanto riguarda il trasporto aereo delle truppe (oltre 14 milioni di euro, Iva esclusa, il rinnovo del contratto per il 2014) e la Saima Avandero, azienda lombarda ma di proprietà del gruppo danese Dsv, per il trasporto aereo di mezzi e materiali “anche classificati” (il nuovo contratto 2014 vale oltre 23 milioni; alla gara aveva partecipato anche Alitalia). Un vero asso pigliatutto questa Saima, che oltre a vincere gli appalti per il trasporto aereo, da anni si aggiudica regolarmente anche quelli per il trasporto marittimo (15 milioni per il 2014) e terrestre (10 milioni, sempre Iva esclusa).

Nulla di strano secondo Commiservizi: “Se le aziende con le offerte migliori sono sempre le stesse, è normale che si aggiudichino gli appalti”. Non la pensano così le altre imprese che partecipano alle gare. Contro il monopolio Saima, la multinazionale Jas di Segrate ha fatto ricorso al Tar. “E’ indecente – spiega il presidente dell’azienda, Biagio Bruni – che la Difesa continui ad aggiudicare appalti su appalti a una ditta che fa prezzi stracciati a discapito della qualità del servizio. Ricorrendo a subappalti affidati ad esempio a compagnie aeree come quelle delle ex repubbliche sovietiche che hanno bassi standard di qualità e di sicurezza. Se si tratta solo di risparmiare – ironizza Bruni – tanto vale portare viveri e munizioni alle nostre truppe in Afghanistan a dorso di cammello!”.

Fonte:www.ilfattoquotidiano.it


16 Dicembre 2013

Un libro di Artestampa svela l’anima della nostra cattedrale: dall’apertura di via Lanfranco ai bombardamenti del 1944

Il Duomo segreto, quello che non avete mai visto, quello che ha un’anima, quello attorno al quale la nostra città è cresciuta, finalmente è svelato. La sensazione è questa sfogliando le pagine di “C’era un volta il Duomo – Once upon a time” libro della collana Artestampa Arte, più che scritto è meglio dire raccontato da Matteo Al Kalak, il cui sapore storico sembra proprio racconti una favola.

Il lieto fine è quello dell’effetto che provoca a chi la frequenta, tra fede e ragione.

Le pagine scorrono veloci, ci si immerge, dalla morte di San Geminiano ai giorni nostri: ci sono i resti delle sepolture di epoca longobarda, i segreti di Lanfranco e Wiligelmo, i lavori di rifacimento del 1913, l’apertura dell’attuale via Lanfranco nel 1898, i bombardamenti del maggio 1944, l’apertura del sarcofago del Santo Patrono.

Scrive il curatore Al Kalak, che Carlo Bonacini ha scelto per dare un’emozione ancora più profonda tra un’immagine e l’altra (i crediti fotografici sono dell’archivio capitolare, dell’archivio Panini – Fondazione Fotografia, dei Musei Civici e di Ghigo Roli): «Ma proprio come un bambino, anche il Duomo cambiò linguaggio nel corso dei secoli, o per meglio dire lo arricchì: i maestri Campionesi lo resero più prezioso e aggraziato, insegnarono alla cattedrale una grammatica nuova e, con il rosone, le donarono un grande occhio sulla città. Alle storie di Wiligelmo – tratte essenzialmente dall’Antico Testamento – si aggiunsero quelle dell’età adulta. L’Ultima Cena e le storie della passione parlavano della redenzione e del sacrificio di Cristo dando così pienezza di linguaggio alla cattedrale. Sul suo fianco si apriva poi la più sontuosa delle porte, la porta Regia, destinata a interagire con la piazza e le magistrature civiche che in essa celebravano i loro riti. Si suggellava così un rapporto speciale con la città di cui il Duomo era lo specchio e, con le ultime aggiunte gotiche, le linee essenziali della fabbrica potevano dirsi ultimate».

L’opera, perché di opera si tratta, è stata accolta con soddisfazione anche in Curia. E lo si legge nelle parole del vescovo, monsignor Antonio Lanfranchi: «I monumenti innalzati nei secoli sono il segno di una costante ricerca. Ricerca di un senso, di un significato, tentativo di dominare gli eventi e comprenderli fissandoli nella pietra. Ciò che è inciso sembra, allo sguardo dell’uomo, destinato all’eternità, scolpito e stabilito per sempre nelle pieghe della materia. Questo è il messaggio che ancora oggi ci consegnano le grandi cattedrali del Medioevo, luoghi in cui i nostri avi hanno scritto una storia e custodito i loro tesori, anzitutto le reliquie dei santi e dei martiri. Il Duomo di Modena sta ancora oggi a dimostrarlo. Ripercorrerne la storia non significa solo sfogliare un album dei ricordi e ripensare come la cattedrale cambiò nel corso degli anni e dei restauri; vuol dire in primo luogo vedere in azione la cura dei modenesi per la casa del loro patrono, l’amore di una città che attraversa i secoli mantenendosi stretta ad alcuni punti di riferimento. San Geminiano e il suo tempio sono tra questi ed è ripartendo da qui che sarà possibile rendere quella casa aperta e accogliente per tutti di fronte ai tempi nuovi. Questa è, infatti, la missione di una cattedrale: essere un luogo di insegnamento in cui potersi ritrovare, svolgendo una riflessione sul futuro che ci attende. Con Geminiano e dietro di lui».

@dvdberti

Fonte:http://gazzettadimodena.gelocal.it


15 Dicembre 2013

In occasione della Festa di Fine Anno organizzata dal  Rugby Modena e tenutasi per la prima volta all’Ostaria Gente dell’Aria presso l’Aeroporto di Modena-Marzaglia, un Babbo Natale tutto speciale è “piovuto” dal cielo  a bordo del Piper 28-180 ARCHER  II  “I-MODU” dell’Aero Club di Modena pilotato  dal nostro amico EnricoBENNYBenedetti, per donare regali  ai bambini intervenuti alla festa.

Un’altra giornata all’insegna dell’allegria e dell’amicizia che ha visto come protagonisti lo sport e la buona cucina.

Per

www.aeroclubmodena.it

Piergiorgio”pierinoinflight”Godoni


15 Dicembre 2013

(AGI) – Pechino, 14 dic. – Si e’ staccato dalla sonda spaziale ‘Chang E-3’ ed e’ sceso sulla superficie della Luna, dove ha subito cominciato l’attivita’ di perlustrazione, il robot a sei ruote cinese Yutu, o Coniglio di Giada: lo ha annunciato l’emittente televisiva statale ‘CcTv‘, trasmettendo in differita immagini dello storico evento. Yutu ha preso a muoversi sul suolo lunare circa sette ore dopo l’arrivo della sonda sul satellite. La Repubblica Popolare e’ cosi’ diventata il terzo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti e la disciolta Urss, a completare con successo un’impresa del genere, e il primo a riuscire a portare sulla Luna un manufatto umano da 37 anni. Novita’ assoluta, il robot installera’ un telescopio per le osservazioni. Yutu, nome scelto attraverso una votazione popolare, e’ alimentato da pannelli solari e munito tra l’altro di un braccio meccanico e tre paia di telecamere. E’ inoltre in grado di scavare e di sondare il sottosuolo fino a una profondita’ di 100 metri. La missione dovrebbe durare tre mesi.

Fonte:www.agi.it


15 Dicembre 2013

Il volo 385 stava per decollare. L’allarme degli 007 francesi e l’annuncio in tv del ministro dell’Interno venezuelano.

(Reuters)Erano pronti ad allacciarsi le cinture di sicurezza con la prospettiva di volare sull’oceano per tutta la notte, risvegliandosi a Parigi. Ma i passeggeri del volo Air France 385, prima del decollo, sono stati bloccati all’aeroporto di Caracas. «Non ci hanno spiegato perché il nostro volo sia stato fermato – ha raccontato Jesus Arandia, professore universitario di 52 anni -. Solamente dopo, guardando Twitter, abbiamo scoperto che a bordo poteva esserci una bomba». L’ordine di cancellare il volo è partito infatti dalle autorità venezuelane: erano state avvisate della possibile presenza di un ordigno sul velivolo. E la fonte era molto attendibile: l’intelligence francese. I controlli sull’aereo da parte degli oo7 sudamericani – una squadra specializzata composta da oltre 60 uomini – sono ancora in corso.

«GRUPPO TERRORISTICO PRONTO A COLPIRE» – Il ministro venezuelano dell’Interno, Miguel Rodriguez Torres, ha detto in televisione che l’allarme bomba è arrivato da una fonte attendibile come i servizi segreti francesi e l’antiterrorismo. «L’informazione che abbiamo – ha detto il ministro – è che c’è un gruppo terroristico che vuole far saltare in aria un aereo in volo fra la Francia e il Venezuela». Rodriguez non ha voluto fornire altri dettagli ma ha aggiunto che non è chiaro se la minacci riguardi un volo da Caracas a Parigi o viceversa.

IL MAXI SEQUESTRO DI COCAINA – Non è la prima volta che Caracas e Parigi si trovano «unite» da un aereo della compagnia di bandiera francese. Lo scorso settembre, infatti, alcuni soldati venezuelani di stanza all’aeroporto sono stati arrestati dopo che le autorità francesi hanno fatto il più grande sequestro di cocaina della loro storia: 1,4 tonnellate. La droga stava per raggiungere la Francia chiusa in 31 valigie a bordo di un volo Air France per Parigi .

Fonte:www.corriere.it


14 Dicembre 2013

Che non abbiamo mai bevuto… A Carpi intendo…!

Già, perchè al nostro arrivo abbiamo scoperto che il Bar dell’Aeroporto di Carpi-Budrione,  era chiuso, anzi forse inesistente, date le condizioni.

In compenso lo abbiamo bevuto al ritorno al Bar dell’Aeroporto di Modena-Marzaglia.

Ad ogni modo una giornata stupenda, un bel cielo blu e tante risate in compagnia di Manuel, Marcello ed il piccolo Stefano a bordo del buon vecchio  Piper Pa-28 180 ARCHER III-MODU” (c\n 8-8190188) dell’Aero Club di Modena .

GUARDA VIDEO

http://www.youreporter.it/video_Un_caffe_a_Carpi_VIDEO

Per

 www.aeroclubmodena.it

Piergiorgio”pierinoinflight”Goldoni


SOCIAL NETWORKS

Seguici sui Social

Aeroclub Modena è presente sui maggiori canali Social. Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci. Sapremo rispondere puntualmente ad ogni vostra necessità.