ITAVIA 870

10 Agosto 2014

Da quando gli americani abbatterono un aereo iraniano a quando i russi ne colpirono uno coreano, rischiando di causare la Terza Guerra Mondiale (e c’è anche Ustica)

Gli altri sette aerei civili abbattuti dai militari

Secondo diverse fonti dell’intelligence statunitensi e secondo il governo ucraino, il volo MH17 diretto da Amsterdam (Paesi Bassi) e Kuala Lumpur (Malesia) sarebbe stato abbattuto da un missile, probabilmente un Buk di fabbricazione russa. Sempre secondo le stesse fonti, il missile sarebbe stato sparato dai ribelli filorussi. Non è la prima volta che accade un episodio simile ed è probabile che questo incidente abbia conseguenze decisive sulla crisi in Ucraina, che va avanti ormai da diversi mesi. Questi incidenti sono spesso avvenuti in condizioni simili, come ad esempio periodo di grandi tensioni internazionali, oppure durante guerre o scontri armati. A volte hanno peggiorato una situazione già grave, rischiando di rendere “caldi” diversi momenti della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Per dare un’idea di che cosa accade alle relazioni internazionali quando un aereo civile viene abbattuto per sbaglio, il sito Vox ha raccontato cosa è successo in sette episodio simili degli ultimi cinquant’anni.

 

Volo Siberia Airlines 1812, 2001
L’ultimo abbattimento certificato di un aereo civile da parte di un esercito è avvenuto 13 anni fa, proprio in Ucraina. Il 4 ottobre del 2001 l’esercito ucraino stava conducendo una complessa operazione che comprendeva un’esercitazione con missili veri e droni bersaglio. Intorno all’una di pomeriggio, l’esercito ucraino sparò un S-200, un missile a guida radar progettato alla fine degli anni Sessanta in Unione Sovietica. Il missile sorvolò la zona dei bersagli senza colpire nulla – il suo drone bersaglio era stato distrutto da un altro missile – e invece di autodistruggersi proseguì la sua corsa, agganciando per errore un aereo di linea che transitava sul Mar Nero a 150 chilometri dall’area dell’esercitazione. All’1.45 il missile esplose circa venti metri sopra l’aereo distruggendolo e causando la morte di tutte le 76 persone a bordo. Inizialmente sia i russi che gli ucraini negarono che l’aereo potesse essere stato abbattuto da un missile e il governo russo accusò i ribelli ceceni di aver organizzato l’attentato. Successivamente il governo ucraino ammise le sue responsabilità, il ministro della Difesa si dimise e il governo pagò circa 10 milioni di euro alle famiglie delle persone rimaste uccise.

Volo Iran Air 655, 1988
Nell’estate del 1988 la Marina americana stava conducendo alcune operazione contro l’Iran nelle acque del Golfo Persico. Da circa otto anni Iran ed Iraq erano in guerra (avevamo raccontato la storia del conflitto qui) e come mezzo di pressione l’Iran aveva cercato di bloccare lo stretto di Hormuz (che divide l’Iran dalla penisola arabica), in modo da bloccare le esportazioni di petrolio dell’Iraq e dei suoi alleati arabi. Il 3 luglio, un cacciatorpediniere americano sparò un missile antiaereo contro quello che i suoi radar avevano identificato come un aereo da guerra iraniano. In realtà si trattava de volo Iran Air 655 diretto da Bandar Abbas, in Iran, a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Il missile colpì l’aereo causando la morte di tutte le 290 persone a bordo.

Il presidente americano Ronald Reagan si scusò per l’incidente il giorno successivo all’abbattimento, ma l’amministrazione americana attribuì la responsabilità dell’abbattimento all’Iran accusandolo di aver agito in maniera irresponsabile permettendo ad un volo di linea civile di sorvolare una zona in cui erano in corso scontri armati. Nel 1996, dopo una serie di scontri diplomatici e di cause nei tribunali internazionali, il governo americano accettò di pagare circa 60 milioni di euro di danni alle famiglie delle vittime.

Volo Korean Air Lines 007, 1983
Il primo settembre del 1983, in uno dei momenti più tesi della Guerra Fredda, il volo della Korean Air Lines 007 diretto da New York (Stati Uniti) a Seoul (Corea del Sud) si trovò a sorvolare per sbaglio lo spazio aereo dell’Unione Sovietica, più o meno all’altezza delle isole Sakhalin a nord del Giappone. A quanto risulta dai materiali de-classificati dopo la caduta dell’Unione Sovietica, gli ufficiali russi erano piuttosto incerti su come reagire all’intrusione di un aereo sconosciuto nel loro spazio aereo. Alla fine alcuni aerei da guerra furono fatti decollare per intercettare l’aereo. Tuttora non è chiaro perché non fu fatto alcun tentativo di comunicare con il personale a bordo. Tutte le 269 persone che si trovavano sull’aereo morirono nell’esplosione, compreso Larry McDonald, un membro del Congresso statunitense. L’incidente suscitò le critiche durissime del presidente Reagan e contribuì ad alzare ancora di più la tensione tra i due blocchi: poche settimane dopo l’incidente, l’Unione Sovietica scambiò un’esercitazione della NATO per un tentativo di attacco nucleare preventivo e arrivò quasi al punto di iniziare una guerra nucleare (qui c’è la storia del volo 007 e dell’esercitazione Able Archer).

Volo Itavia 870, 1980
Il 27 giugno del 1980 il volo Itavia 870 precipitò nel mar Tirreno vicino all’isola di Ustica. Per quanto non si sia ancora accertata la verità su quello che accadde, secondo diverse ricostruzioni l’aereo fu abbattuto da un missile sparato da un altro aereo. Negli anni sono state presentate diverse teorie sul perché un aereo avrebbe dovuto abbattere l’Itavia 870. Alcuni parlano di una battaglia tra aerei NATO e libici, mentre altri di un complotto per uccidere Gheddafi – che sarebbe dovuto essere a bordo di un aereo in transito su quella zona nelle stesse ore.

Volo Libyan Arab Airlines 114, 1973
Intorno alle 13 e 30 del 21 febbraio del 1973, un Boeing 727 della compagnia aerea nazionale libica diretto dal Cairo (Egitto) a Tripoli (Libia) si perse nei cieli a nord dell’Egitto a causa del cattivo tempo e di alcuni malfunzionamenti negli strumenti di guida. Involontariamente l’aereo si ritrovò a sorvolare la penisola del Sinai, all’epoca occupata da Israele. Pochi minuti dopo fu intercettato da due caccia israeliani che spararono alcuni colpi di avvertimento e segnalarono all’equipaggio di seguirli in una vicina base aereo. Il copilota, uno dei pochi sopravvissuti, raccontò che viste le relazioni molto tese tra Libia e Israele a quel tempo, l’equipaggio decise di non obbedire all’ordine e di invertire la rotta, cercando di uscire dallo spazio aereo israeliano. I caccia interpretarono la manovra come un tentavo di fuga e aprirono il fuoco, costringendo l’aereo ad un atterraggio di emergenza nel quale morirono 108 dei 113 passeggeri a bordo. Israele all’epoca aveva relazioni molto tese con la maggior parte dei suoi vicini arabi che pochi mesi dopo l’abbattimento sarebbero sfociate nella guerra dello Yom Kippur. Anche le relazioni con gli Stati Uniti non erano particolarmente buone e il governo americano condannò apertamente l’incidente.

Volo El Al 402, 1955
Il 27 luglio del 1955 un aereo della compagnia di bandiera israeliana El Al in volo da Vienna (Austria) a Tel Aviv (Israele) fu abbattuto mentre sorvolava per errore lo spazio aereo della Bulgaria, causando la morte di tutte le 58 persone a bordo. Come spesso accade in questi casi, la Bulgaria negò il coinvolgimento della sua aviazione per diverso tempo. Comunque, nonostante le pessime relazioni tra Stati Uniti e alleati (di cui Israele faceva parte) e blocco sovietico (di cui faceva parte la Bulgaria), alla fine il governo bulgaro riconobbe le sue responsabilità: otto anni dopo l’incidente risarcì i passeggeri israeliani del volo (quelli di altra cittadinanza erano già stati risarciti).

Cathay Pacific Airways, 1954
Il 23 luglio del 1954 alcuni aerei cinesi abbatterono un volo della Cathay Pacific Airways, la compagnia aerea di Hong Kong, all’epoca sotto il controllo del Regno Unito, uccidendo 10 dei 19 passeggeri a bordo. Il governo cinese si scusò, dicendo di aver scambiato l’aereo per un velivolo militare di Taiwan impegnato in una missione di attacco all’isola di Hainan, vicino al luogo dell’abbattimento. Il caso divenne in breve un incidente internazionale e si aggravò ulteriormente quando alcuni aerei cinesi vennero abbattuti dagli aerei americani impegnati nella ricerca dei superstiti. All’epoca le relazioni tra la NATO e la Cina comunista erano già molto tese (la guerra di Corea era finita da circa un anno), ma l’incidente rischiò di peggiorare ulteriormente la situazione di causare una guerra aperta tra Stati Uniti, Taiwan e Cina.

 

Fonte: www.ilpost.it


27 Giugno 2013

Francesco Pinocchio nella strage di Ustica ha perso il fratello Giovanni e la sorella Antonella. Elisabetta Lachina, insieme ai suoi due fratelli maggiori e la sorella minore, ha perso i genitori, Giuseppe Lachina e Giulia Reina. Giancarlo Nutarelli il 28 agosto 1980 ha perso nell’incidente di Ramstein suo fratello Ivo, pilota della Pattuglia Acrobatica Nazionale, da più parti ritenuto testimone oculare del volo IH-870 qualche minuto prima della sua scomparsa dai radar. Roland Fuchs, quel 28 agosto 1988, nell’incidente aereo di Ramstein, perde la moglie e la figlia, di soli tre anni. È convinto dell’innocenza del pilota Ivo Nutarelli. Maurizio Landieri, appassionato di aeronautica, studia il caso Ustica e tutta la vicenda processuale, di cui conosce ogni dettaglio. Daniele Osnato è il legale rappresentante di diverse decine di familiari della Strage di Ustica. Giovanni Campana e Tiziana Davanzali da anni si battono per fare luce sulla vicenda che rappresenta una delle pagine più nere della storia del nostro Paese.

Ed è proprio ai familiari delle vittime della strage di Ustica che si rivolge oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per riconoscere l’impegno che hanno dimostrato negli ultimi trentatré anni.

Perché la Strage di Ustica è fatta di persone che cercano e pretendono di ottenere giustizia. È intrisa di dolore per i familiari delle vittime che tengono ancora vivo il ricordo dei propri cari. E ha sete di verità, perché questa storia coinvolge ognuno di noi. Non si può pensare di avvolgere per sempre il caso Ustica nel mistero, soprattutto sapendo che sono state già prodotte 5468 pagine di sentenza – ordinanza. Oggi, a distanza di trentatré anni da quel 27 giugno 1980 sembra che la verità sia sospesa. Ci sono diversi elementi che provano i tentativi di depistaggio, il collegamento con altri strani incidenti, come quello di Ramstein, sono state ascoltate decine di persone, altre si sono impegnate a ricercare e ricostruire la dinamica dei fatti ma la verità processuale sembra viaggiare disgiunta da quella che ognuno di noi si è creato nel corso di questi anni. Napolitano nel giorno dell’anniversario chiede di “accertare responsabilità anche estere”.

Oggi, proprio per fare e far fare memoria della Strage, un ragazzo di soli 20 anni, Francesco Perrella, che non accetta di vivere in un Paese in cui la verità scompare in mezzo al mare assieme alla carcassa del Dc9 Itavia, ha scelto di raccontare le storie di Ustica, ascoltando soprattutto i familiari delle vittime e chi – a diverso titolo – è coinvolto in questa vicenda, per esortare anche le nuove generazioni a non dimenticare. E lo ha fatto pubblicando un ebook, “Ustica l’orizzonte degli eventi” edito da Malitalia, in cui con il piglio del ricercatore, si mette a scavare gli atti, legge fra le righe quanto trascritto dopo il processo penale e si fa portavoce dei familiari e di tutti quelli che, in questa storia, vogliono ancora vederci chiaro. “La vittima eccellente di Ustica – afferma il giovane studente di giurisprudenza che sogna di fare il giornalista – è il diritto di ciascuno di noi di poter leggere con sicurezza e fiducia la storia recente del paese in cui vive. Quel diritto per cui, in tre decenni di storia italiana, si sono compiuti sforzi immani che non meritano di essere relegati all’oblio di qualche cronaca dal sapore documentaristico. La verità sulla strage di Ustica non merita di essere degradata a qualcosa di cui dobbiamo convincerci perché ci piace o perché ci conviene. Non lo dobbiamo solo alle 81 persone che in quel volo hanno perso la vita, e non lo dobbiamo solo ai loro cari. Lo dobbiamo innanzi tutto a noi stessi”.

Ecco perché “L’orizzonte degli eventi”: come ipotizzano gli astrofisici, quel limite teorico situato all’interno dei buchi neri, da cui nemmeno la luce può sfuggire, ed entro il quale è impossibile osservare qualsiasi fenomeno fisico. “Ed è come se – spiega Francesco Perrella – dalle 20.59.45 di quel 27 giugno di trentatré anni fa, l’ora fatale in cui si spegne il transponder del DC9 – il volo IH870 con alla cloche i piloti Gatti e Fontana, non sia precipitato e stia proseguendo nel suo viaggio inesorabile verso l’orizzonte degli eventi. Quel limite oltre il quale sarà impossibile osservare e comprendere la realtà”.

Quel viaggio che attraversa tre decenni fra ipotesi, sentenze, ricostruzioni, depistaggi e sospetti

fonte:www.ilfattoquotidiano.it


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