PIERGIORGIO GOLDONI

21 Dicembre 2013

Un deciso taglio alla flotta aerea e alle auto blu. Si muove su questi binari la spending review messa in atto dalla Presidenza del Consiglio. A sintetizzare i contenuti degli interventi è il segretario generale Roberto Garofoli. «Con alcune mie direttive di giugno abbiamo provveduto ad una significativa contrazione degli aerei di Stato vendendone 3 di 10, con un valore ricavato di 50 milioni che il Presidente ha deciso di destinare alle esigenze della Protezione civile» afferma in un’intervista pubblicata sul sito dell’Agdp, Associazione dirigenti delle pubbliche amministrazioni. «Nelle nostre stime i restanti 7 aerei – spiega Garofoli – sono adeguatamente sufficienti a soddisfare le esigenze per le quali è prevista una flotta di Stato, tra cui, è bene ricordarlo, non solo gli spostamenti delle autorità politiche (sotto la attuale gestione ormai ridotti a numeri davvero esigui), ma anche quelli umanitari, sanitari e di sicurezza». «Abbiamo anche provveduto ad una significativa contrazione delle auto in dotazione alla Presidenza (16); è stata ridisciplinata l’intera materia delle missioni, con l’introduzione di condizioni molto rigorose». Inoltre, rimarca il segretario, «stiamo lavorando al tema degli immobili con l’obiettivo di ridimensionare la spesa per fitti passivi che la Presidenza sostiene: stiamo registrando una collaborazione dell’Agenzia del Demanio e del Ministero della Difesa. Spero non ci sfugga questa occasione».

Fonte:www.online-news.it


21 Dicembre 2013

Viviamo in un mondo in cui i diritti umani sono violati praticamente a tutti i livelli, familiare, locale, nazionale e planetario.

leonardo boffIl Rapporto annuale di Amnesty International 2013, che copre 159 paesi con riferimento al 2012, fa esattamente questa constatazione dolorosa. Invece di avanzare nel rispetto della dignità umana e dei diritti degli individui, dei popoli e degli ecosistemi stiamo regredendo ai livelli di barbarie. Le violazioni non conoscono confini e le forme di questa aggressione sta diventando sempre più sofisticate.

La forma più vigliacca è l’azione di “droni”, aerei senza pilota che da una base in Texas, guidati da un giovane soldato su un piccolo schermo di televisore come se stesse giocando, è in grado di identificare un gruppo di afgani che stanno celebrando un matrimonio, e all’interno del quale presumibilmente dovrebbe esserci qualche guerrigliero di Al Qaeda.

Basta questa ipotesi per lanciare con un piccolo click una bomba che distrugge l’intero gruppo, con molte madri e bambini innocenti.

Si tratta di una forma perversa di guerra preventiva, iniziata da Bush e criminalmente portata avanti dal presidente Obama è venuta meno alle promesse elettorali, con riferimento ai diritti umani, sia sulla chiusura di Guantanamo, sia sull’abolizione del “Patriot Act (Antipatriottico), per cui chiunque all’interno degli Stati Uniti può essere arrestato con l’accusa di terrorismo, senza il bisogno di avvisare la famiglia. E’ un rapimento illegale che in America Latina conosciamo fin troppo bene. In termini economici così come sui diritti umani, si sta verificando una vera latino americanizzazione degli USA, nello stile dei nostri momenti peggiori dell’epoca del piombo delle dittature militari. Oggi, secondo il rapporto di Amnesty International, il paese che viola di più i diritti delle persone e dei popoli sono gli Stati Uniti.

Con la massima indifferenza, quale imperatore romano assoluto, Obama rifiuta di dare una giustificazione sufficiente sullo spionaggio mondiale che il suo governo sta facendo con il pretesto della sicurezza nazionale, su settori che vanno dallo scambio di e-mail amorose tra due amanti fino agli affari segreti e miliardari di Petrobras, violando il diritto alla privacy delle persone e la sovranità di un intero paese. La sicurezza annulla la validità dei diritti inalienabili.

Il continente che soffre la maggior parte delle violazioni è l’Africa. E ‘il continente dimenticato e invaso dai vandali. Le Terre sono acquistate (accaparramento di terre) da grandi corporazioni e dalla Cina per produrre in esse cibo per le loro popolazioni. Si tratta di un neocolonizzazione più perversa di quello precedente.

Migliaia e migliaia di profughi e immigrati per motivi di fame e di erosione della loro terra sono i più vulnerabili. Costituiscono una sottoclasse di persone, rifiutate da quasi tutti i paesi, “in una globalizzazione della insensibilità, come l’ha chiamata Papa Francesco. Drammatico, dice Amnesty International Report, è la situazione delle donne. Costituiscono più della metà dell’umanità, molte delle quali soggette a violenze di ogni tipo e in varie parti dell’Africa e dell’Asia ancora costrette a mutilazioni genitali.

La situazione del nostro paese è preoccupante dato il livello di violenza che imperversa dappertutto. Direi, non c’è violenza: siamo posti in strutture di violenza sistematica che pesano su più della metà della popolazione di origine africana, sugli indigeni che lottano per conservare la loro terra contro l’avidità impunita dell’agrobusiness, sui poveri in generale e sui LGBT , discriminati e persino uccisi. Perché non abbiamo mai fatto la riforma agraria, né politica, né tributaria assistiamo che le nostre città vengono circondate da centinaia e centinaia di “comunità povere” (Favele) dove i diritti alla salute, all’istruzione, alle infrastrutture e alla sicurezza sono garantiti deficitariamente. La diseguaglianza, un altro nome dell’ingiustizia sociale, provoca le principali violazioni.

Il fondamento ultimo del coltivare i diritti umani sta nella dignità di ogni persona umana e nel rispetto che gli è dovuto . Dignità significa che è un portatore di spirito e libertà che gli consente di modellare la propria vita. Il rispetto è il riconoscimento che ogni essere umano ha un valore intrinseco, è un fine in sé stesso e mai un mezzo per qualcos’altro. Nel volto di ogni essere umano, per quanto anonimo sia , ogni potere trova il suo limite, anche lo Stato.

Il fatto è che viviamo in una sorta di società mondiale che ha messo l’economia come suo asse strutturale. La ragione è solo utilitaristica e tutto, anche la persona umana, come denuncia il Papa Francesco è divenuto “una merce che, una volta utilizzata può essere gettata via”. In una tale società non c’è posto per i diritti, solo per l’interesse. Perfino il sacro diritto al cibo e al bere è garantito solo a chi può pagare. Altrimenti, starete ai piedi del tavolo, accanto a cani sperando che alcune briciole cadano dalla ricca tavola degli epuloni.

In questo sistema economico, politico e commerciale risiedono le cause principali, non esclusive, che portano alla violazione permanente della dignità umana. Il sistema attuale non ama le persone, solo la loro capacità di produrre e consumare. Per il resto sono solo olio esausto nella produzione.

Il compito, al di là dell’etica e dell’umanitario, è soprattutto politico: come trasformare questo tipo di società malvagia in una società in cui gli esseri umani possano trattarsi in modo umano e godere dei diritti fondamentali. In caso contrario, la violenza è la norma e la civiltà si degrada nella barbarie.

Leonardo Boff (traduzione di Antonio Lupo) da Adital


21 Dicembre 2013

(ASCA) – Roma, 20 dic – Neanche a Natale si ferma la battaglia commerciale tra i due piu’ grandi costruttori aeronautici mondiali, Boeing e Airbus. Stavolta, nello stesso giorno, il botta e risposta arriva sui programmi di lungo raggio di nuova generazione. Boeing ha infatti annunciato la decisione di Cathay Pacific di diventare il primo cliente asiatico del B777X , grazie a un ordine di 21 aerei. Dichiarato anche il valore dell’ordine, oltre 7 miliardi di dollari agli attuali prezzi di listino. La risposta di Airbus arriva con un ordine stavolta fermo per 6 A350XWB da parte di Air Caraibes ( tre dei quali attraverso il lessor ILFC ). Gli aeromobili entreranno in servizio tra il 2016 e il 2022, operativi sulle tratte da Parigi verso Guadalupa, Martinica, Saint Martin, Haiti, Santo Domingo e la Guyana Francese. gbt

Fonte:www.asca.it


21 Dicembre 2013

Da Hello Kitty ai Simpson passando per Pokémon, Signore degli Anelli, gli intramontabili personaggi Disney, Harry Potter e molti altri. Quando i bestioni dei cieli, per pubblicità, eventi o ricorrenze, si cambiano d’abito.

Certo, se hai paura di volare forse una livrea a tema non è il massimo, per un bestione dei cieli. Hello Kitty (sulla Eva, compagnia taiwanese), i Pokémon (sulla giapponese Ana) o Harry Potter (su AirTran), tanto per citarne tre, tolgono infatti agli aerei di Airbus, Boeing e tutti gli altri costruttori quell’aura di sacralità che in fondo rassicura un po’ tutti quando saliamo a bordo.

È un fatto semiotico: è come se, riempiendolo d’immagini, grafiche e scritte piazzate ad arte sulla fusoliera, l’apparecchio venisse in realtà denudato della sua austera e sempre uguale magia. Ma almeno ci guadagna in simpatia e leggerezza, infilandoci nella pancia di Pikachu. Tant’è che di velivoli brandizzati, personalizzati o appunto con la livrea speciale ridisegnata per le ragioni più diverse (marketing, promozione, eventi, pubblicità, ricorrenze storiche) se ne sono visti tantissimi, negli ultimi anni.

Cartelloni volanti”, li ha addirittura definiti Mashable. Tuttavia, nonostante quest’evenienza sia ormai abbastanza frequente, non finiscono mai di colpirci, quando li adocchiamo, sonnecchianti al gate di qualche aeroporto, in attesa d’imbarcarci per chissà dove. Oppure quando scorriamo le foto, anche del recente passato. Eccone 15 da ogni parte del mondo. E per i gusti di tutti i passeggeri.

Harry Potter

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Harry Potter

Il Boeing 717 della AirTran dedicato ad Harry Potter, in particolare al parco tematico del maghetto a Orlando, Florida (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Disneyland Tokyo

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Disneyland Tokyo

Nel 2001 Japan Airlines ha introdotto sei Boeing 747 dedicati all’anniversario di Disneyland Tokyo (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Pepsi Concorde

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Pepsi Concorde

Uno dei più impressionanti fu il famoso Pepsi Concorde, introdotto da Air France nel 1996 (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Disneyland

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Disneyland

Diverse le livree riservate a Disneyland dalla Alaska Airlines (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Simpson

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Simpson

Prima dei Lego, era arrivata per i Simpson la Western Pacific col suo Boeing 737-400 dedicato agli omini gialli (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Pokémon

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Pokémon

Anche gli interni dedicati ai mostriciattoli Pokémon per diversi velivoli della nipponica Ana (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Hello Kitty

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Hello Kitty

La gattina più famosa del mondo, Hello Kitty, ha trovato spazio, l’anno scorso, su un Airbus A330 della taiwanese Eva (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Il Signore degli Anelli

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Il Signore degli Anelli

Il Boeing 747 della Air New Zealand dedicato al Signore degli Anelli (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Lo Hobbit

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Lo Hobbit

Una tradizione, quella del Paese del regista Peter Jackson, proseguita anche per l’uscita del primo capitolo de Lo Hobbit (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Red Sox

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Red Sox

La JetBlue dedica invece un velivolo alla famosa squadra di baseball di Boston dei Red Sox: è uno degli sponsor (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Barcellona

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Barcellona

Turkish, uno degli sponsor del Barcellona, ha dedicato almeno un paio di livree speciali ai blaugrana (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Starcraft II

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Starcraft II

È stato il gioco per PC più venduto del 2010: la Korean Air dedicò a Starcraft II questo aereo (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Iron Maiden

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Iron Maiden

Sì, è lui: l’unico non commerciale della gallery. L’aereo degli Iron Maiden (usato fino al 2011), il cosiddetto Ed Force One. In realtà è un Boeing 757 (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Formula1

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Formula1

L’A330-243 dedicato al Gran Premio di Formula 1 dei Bahrain del 2008 da Gulf Air (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Alitalia

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Alitalia

Nel 2012 Alitalia ha lanciato, in occasione di un doc, la livrea storica su uno dei suoi A321. Sobrietà di un’altra epoca (foto: Robert Kolek Lojza/Airliners.net)

Fonte:www.wired.it


21 Dicembre 2013

Attenzione, qualcuno può spiarti dalla webcam del tuo computer

Alcuni ricercatori della Johns Hopkins University hanno dimostrato che è possibile attivare la telecamera del laptop senza accendere la luce che segnala all’utente che è in corso una registrazione. I test sono stati fatti su MacBook precedenti al 2008, ma gli studiosi ritengono che tecniche simili possano funzionare anche in computer recenti e di diverse marche.

GUARDI LO SCHERMO del tuo laptop e forse dovresti dire “cheese“. Anche se non puoi saperlo. Sì, perché qualcuno potrebbe essere lì a spiarti, senza lasciar traccia alcuna. Come? Grazie alla webcam incorporata e soprattutto se il computer ha già diversi anni di vita. Per la prima volta due ricercatori della Johns Hopkins University, Stephen Checkoway e Matthew Brocker, hanno infatti dimostrato che è possibile controllare da remoto la telecamera di un MacBook e accenderla senza attivare la luce verde usata da Apple per segnalare ai suoi utenti che è in corso una registrazione. Il tutto riprogrammando un chip contenuto nel dispositivo, il micro-controller, e sfruttando un software chiamato Remote Administration Tool (RAT) che permette a chiunque di gestire un computer attraverso la Rete.

I test sono stati limitati a un determinato modello di webcam montate da Apple nel 2007 e nel 2008 “ma le stesse tecniche  –  sostengono in una mail a Repubblica.it gli studiosi  –  possono funzionare anche con macchine più recenti e di marche diverse”.  In altre parole: se nel tuo portatile c’è una videocamera, può capitare di essere esposto agli sguardi di occhi indiscreti. Una novità? Non esattamente, almeno non per gli “smanettoni”. È il 1998, quando il gruppo hacker Cult dei “Dead Cow” presenta a Las Vegas il primo “supporto remoto”, BackOrifice: un RAT dalle capacità elementari. Screenshot dello schermo, trasferimento dei file, riavvio della macchina: sono solo il primo passo per arrivare al pieno controllo del sistema infettato. Compresa la telecamera interna. Oggi non è più un segreto che i criminali informatici, e gli agenti federali, siano in grado di osservare i nostri spostamenti da quel piccolo occhio robotico posizionato sopra i monitor: nel 2009  –  ad esempio  –  l’Università di Toronto ha rivelato che il governo cinese se ne è servito persino per sorvegliare i monaci tibetani, incluso il Dalai Lama.

Ma, finora, a contrastare le intrusioni massicce nei nostri computer hanno pensato i LED: le spie luminose pronte alla difesa della privacy, in grado di arginare la curiosità dei voyeur 2.0, lampeggiando non appena l’apparecchio si accende. Una sorveglianza quasi infallibile secondo il parere sia degli utenti sia delle compagnie hi-tech. Ma in agosto la loro efficacia è stata messa in discussione dalla testimonianza di Cassidy Wolf, la Miss Teen Usa, vittima di un ricattatore che, controllando il suo pc, è riuscito a scattarle delle foto mentre era nuda nella sua stanza. “Non ero consapevole che qualcuno mi stesse spiando“, ha dichiarato Wolf al The Today Show. “Non ne avevo idea, la luce della webcam non si è mai accesa”. Increduli? “Ora, per la prima volta, una ricerca dimostra pubblicamente che tutto ciò è possibile e come”, scrivono Ashkan Soltani e Timothy Berners Lee sul Washington Post, il primo a dare notizia dello studio di Checkoway e Brocker.

Per la precisione, a essere analizzate nel report dei due statunitensi, sono le iSight webcam installate nella prima generazione di prodotti Apple, compresi iMac G5, MacBook e MackBook Pro. Tutti fabbricati prima del 2008. Dei dispositivi dotati di un “hardware interlock” tra la webcam e il LED che non permette alla videocamera di attivarsi senza avvisare l’utente. Un sistema apparentemente perfetto ma che i due studiosi sono riusciti ad aggirare, consentendo a camera e luce di accendersi indipendentemente uno dall’altro. Spiega Checkoway: “I computer moderni sono una collezione di diversi dispositivi connessi tra loro, ognuno dei quali ha il suo processore”. Gli fa eco Charlie Miller, esperto di sicurezza per Twitter. “C’è più di un chip nel tuo computer. C’è un chip nella batteria, c’è un chip nella tastiera e un chip nella telecamera”.

Ed è proprio questa separazione che ha consentito ai ricercatori di riprogrammare il micro-controller dell’iSight e bypassare il sistema di sicurezza progettato dall’azienda di Cupertino, i cui responsabili – contattati lo scorso 16 luglio – non hanno voluto commentare questo teste. “Nessun informazione riguardo a possibili piani di mitigazione”, chiariscono Checkoway e Brocker. “Abbiamo sviluppato, e pubblicato gratuitamente, un codice sorgente che può rallentare gli attacchi ma non bloccarli in ogni caso”.  Non solo. Sistemi di controllo remoto più raffinati  –  avverte Morgan Marquis-Boire, un ricercatore dell’Università di Toronto – potrebbero già essere in grado di disattivare il LED. Come proteggersi, allora, dal pericolo di un’invasione? Scherza Miller: “La cosa più sicura da fare è mettere del nastro adesivo sulla camera”. 

Fonte:www.repubblica.it


20 Dicembre 2013

La scelta sarà fatta nel prossimo mese di gennaio insieme ai milioni di appassionati della “Rossa” sparsi in tutto il mondo attraverso internet.

Sarà scelto dal popolo dei social network il nome della nuova monoposto Ferrari per il Mondiale 2014 di F1. La scelta sarà fatta nel prossimo mese di gennaio insieme ai milioni di appassionati della `rossa´ sparsi in tutto il mondo attraverso internet. Lo ha annunciato il presidente Luca di Montezemolo in occasione della tradizionale cena prenatalizia con la stampa sportiva italiana, svoltasi presso la pista di Fiorano. 

 Che la Ferrari sia sempre stata molto attenta alla rete lo testimonia ad esempio il fatto che fu proprio la scuderia la prima a presentare in diretta una sua vettura on line, nel 1996. Anche quest’anno il lancio della nuova monoposto è stato un evento seguitissimo, con 83mila utenti collegati contemporaneamente, un numero quasi uguale a quanti hanno seguito il matrimonio reale fra William e Kate (87.000), provenienti da 158 nazioni diverse.

La pagina ufficiale della Ferrari su Facebook, attiva solamente da pochi mesi, ha tagliato questa mattina il traguardo dei 500mila “liker” mentre la pagina dell’azienda veleggia oltre quota 12 milioni e mezzo. Inoltre “@insideferrari”, l’account ufficiale su Twitter (attraverso il quale si può ad esempio seguire in diretta dall’interno del garage di Maranello lo svolgimento di un weekend di gara) conta più di 670mila follower. Il sito del team di Maranello ha superato ampiamente i dieci milioni di pagine viste (+13,5% rispetto al 2012) e ha avuto 3,5 milioni di visitatori unici (+28%) mentre le visite sono cresciute del 20% (da 4,5 a 5,5 milioni). Sono stati ben 227 i paesi da cui ci si è collegati: l’Italia è sempre la prima, seguita dalla Gran Bretagna, dalla Spagna, dagli Usa e dal Brasile ma non mancano appassionati nella Repubblica Centrafricana o a Tonga. Fra gli incrementi più significativi c’è sicuramente la Finlandia (+554%): del resto, la notizia del ritorno di Kimi Raikkonen è stata la più cliccata dell’anno (166.119 accessi).  

FONTE: www.lastampa.it


20 Dicembre 2013

È stato catturato Bartolomeo Gagliano, il serial killer evaso durante un permesso premio dal carcere di Genova. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, all’inizio della sua audizione al Senato. Gagliano è stato catturato a Mentone, in Francia, non distante dal confine con l’Italia. La polizia d’oltralpe avrebbe individuato l’auto del fuggitivo nella cittadina francese, che dista pochi chilometri dal confine e avrebbe aspettato che Gagliano si avvicinasse alla vettura per fermarlo. Nei suoi confronti la Procura del capoluogo ligure aveva emesso un mandato di arresto internazionale. La polizia francese ha riconosciuto dal numero di targa la Panda su cui viaggiava Gagliano.

L’euforia della Cancellieri: sistema Paese funziona, «Evviva è stato arrestato anche l’evaso di Genova! È un regalo di Natale»: queste le parole del ministro della Giustizia nel corso di un’audizione in commissione al Senato, leggendo un foglietto che le veniva presentato da un collaboratore. Subito è scattato un applauso, con un Guardasigilli evidentemente compiaciuto. «Pescara e Genova, tutti e due», ha quindi aggiunto il ministro, facendo riferimento alla cattura del pentito Pietro Esposito, evaso dal carcere di Pescara e arrestato sempre oggi a Forlì dalla dalla sorella. «È una bella soddisfazione, siamo stati bravi, vuol dire che il sistema Paese funziona», ha concluso.

Alfano: grande risultato. Un entusiasmo condiviso dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, che ha commentato così la notizia degli arresti: «Questo è lo Stato che funziona, nei confronti del quale i cittadini possono nutrire grande fiducia. È un grande risultato».

Avvocato Gagliano: si voleva costituire, dispiaciuto di aver tradito la fiducia. Bartolomeo Gagliano era braccato da quattro giorni. E pare volesse costituirsi. «Mi ha telefonato oggi a mezzogiorno che si voleva costituire. E invece l’hanno catturato prima», ha detto il suo legale, avvocato Iavicoli. «Volevo rientrare in carcere. È stato un colpo di testa. Sono dispiaciuto per aver tradito la fiducia della dottoressa Verrina (il magistrato di sorveglianza che ha concesso il permesso premio, ndr) e del dottor Mazzeo (il direttore del carcere di Genova, ndr)». Queste le prime parole di Gagliano all’avvocato. Lo ha riferito lo stesso legale.

Verso trasferimento direttore carcere Marassi Nel frattempo, si profila un trasferimento per il direttore del carcere di Genova Marassi Salvatore Mazzeo (che aveva dato parere favorevole al permesso premio) per le dichiarazioni rilasciate all’indomani dell’evasione del serial killer. A breve sarà disposto il suo spostamento presso il Provveditorato regionale per la Liguria dell’Amministrazione Penitenziaria. L’azione disciplinare avviata dal Dap ( Dipartimento amministrazione penitenziaria ) non è legata tanto all’iter di concessione del permesso premio, per il quale il direttore del carcere ha fornito un parere informato al magistrato al magistrato di sorveglianza, ma alle dichiarazioni fatte da Mazzeo dopo l’evasione due giorni fa, il 18 dicembre: «Non sapevamo che avesse quei precedenti penali» per diversi omicidi, «stando agli atti per noi era solo un rapinatore», dichiarò Mazzeo.

Fonte:www.ilsole24ore.com


18 Dicembre 2013

“I conflitti in Iraq e in Afghanistan, considerati nel loro insieme, saranno le guerre più costose nella storia degli Stati Uniti, per un totale di spesa tra i 4 mila miliardi e i 6 mila miliardi di dollari“. Così, qualche mese fa, si poteva leggere in un rapporto stilato dalla Kennedy School of Government, scuola di specializzazione dell’Università di Harvard. Certo, le guerre non sono solo economia, anzi: il costo più alto di un qualsiasi conflitto armato lo pagano sempre le vittime, soprattutto civili. Ma con il passare degli anni (la guerra in Afghanistan cominciò ad ottobre del 2001, all’incirca un mese dopo il terribile attentato alle torri gemelle), con l’aumentare inesorabile e silenzioso dei morti, la spesa che un popolo affronta per mantenere una guerra che è per certi versi propagandistica ha una sua rilevanza.

Gli sprechi, lo sperpero di denaro pubblico che via via nel tempo (negli Usa così come in Gran Bretagna, ovviamente senza dimenticare l’Italia) sono aumentati, sono innegabili. Una delle più recenti fotografie della ‘fine che fanno’ i soldi dei contribuenti a ‘stelle e strisce’ è stata scattata da Bloomberg proprio in Afghanistan, per l’esattezza nell’aeroporto internazionale della capitale, Kabul. Si tratta, si legge sul sito del quotidiano, di quelli che ormai possono definirsi le carcasse di 16 aerei da trasporto, prodotti da Alenia Aermacchi, una controllata Finmeccanica e ricondizionati dalla stessa, lasciati in uno stato di completo abbandono. Secondo Bloomberg, nello specifico per quei velivoli, i contribuenti Usa hanno tirato fuori dalle loro tasche la bellezza di 486 milioni di dollari (all’incirca 352 milioni in euro), denaro che stando a quanto è riportato è servito a lasciarli marcire tra erbacce, copertoni e container.

“Persistenti problemi di manutenzione”: così il quotidiano spiega perché quei sedici G222 non voleranno mai più, nonostante sulle ‘ali’ abbiano solo 200 ore di ‘servizio’ rispetto alle oltre 4 mila e 500 inizialmente preventivate. Sulla questione è intervenuto l’ispettore generale per la ricostruzione in Afghanistan John Sopko che ha di recente visto con i suoi occhi le condizioni dei sedici velivoli: “abbiamo bisogno di risposte rispetto a questo grande sperpero di denaro pubblico” ha dichiarato a Bloomberg. “Chi ha preso la decisione di comprare questi aerei e perché? Dobbiamo andare a fondo di questa storia ed è per questo che stiamo aprendo un’inchiesta” ha aggiunto.

I G222 (che nel prossimo futuro saranno sostituiti da velivoli da trasporto della Lockheed Martin), ‘ristrutturati’ da Finmeccanica, avrebbero dovuto trasportare truppe, funzionari ed essere utilizzati anche per operazioni di evacuazione, costituendo così il 15% degli oltre 105 aerei delle forze afgane. Intanto, mentre le indagini che saranno condotto da Sopko dovranno stabilire le responsabilità sull’acquisto dei G222, così come dell’acquisto, della manutenzione e dello smaltimento dovranno essere calcolati i costi, un report indipendente stilato dal Pentagono ha rivelato che oltre ai 16 aerei a Kabul (di cui sei sono già stati ‘depradati’), ce ne sarebbero altri 4 in Germania.

Inoltre, visto l’innegabile coinvolgimento nella vicenda della controllata di Finmeccanica, quest’ultima si difende: “nel momento in cui l’esercito ha deciso di non rinnovare il contratto gli aerei erano perfettamente in funzione per le missioni in Afghanistan e oltrepassavano gli obiettivi programmati. Per quanto delusi rispettiamo la loro decisione di non continuare la manutenzione”. In effetti, come sostiene il portavoce di Alenia, Dan Hill, gli Usa non hanno confermato la commissione all’azienda il marzo scorso.

Fonte:http://it.ibtimes.com


18 Dicembre 2013

Uno studio dell’agenzia statunitense per il volo parla chiaro: la tecnologia e il ricorso ai sistemi di guida automatica stanno erodendo le competenze dei comandanti. Poco reattivi e disabituati a impugnare la cloche, non padroneggiano le ultime novità dell’elettronica di bordo.

C’E’ UN RAPPORTO che, per chi ha paura di volare, rischia di peggiorare la situazione. Altro che smartphone sempre accesi: sono ben altre le preoccupazioni. Si tratta di uno studio, predisposto dalla potentissima Federal Aviation Administration statunitense, che racconta in 277 dettagliatissime pagine come la tecnologia abbia reso i piloti degli aerei poco reattivi. Non solo: i capitani che ogni estate ci portano in viaggio per il mondo sono ormai dipendenti dagli stessi sistemi automatici di cui i loro mezzi sono zeppi e dei quali tuttavia faticano a padroneggiare i più recenti aggiornamenti. Senza contare la massiccia presenza di tecnologia che ormai ha relegato la cloche praticamente ai soli decollo e atterraggio – che sta producendo un effetto deleterio sulle abilità di guida manuale dei velivoli.

Ad anticipare l’inquietante indagine, che sarà diffusa in settimana, è stato il Wall Street Journal. A quanto pare la Faa – che ha preso in considerazione oltre 9mila voli commerciali in tutto il mondo incrociando anche altri elementi come interviste e osservazioni dirette – ha sancito che i piloti stanno pian piano dimenticando come si conduce un aereo senza l’aiuto della tecnologia. Per esempio, “spesso si affidano troppo ai sistemi automatici e possono essere riluttanti a intervenire” o a disattivarli in circostanze rischiose o eccezionali. Quando invece la situazione andrebbe letteralmente presa in mano. Lo studio sottolinea inoltre come alcuni piloti “non abbiano conoscenze sufficienti e approfondite” per tenere sotto controllo la traiettoria degli apparecchi. Sul banco degli imputati diversi fattori che contribuiscono a questa sorta di inatteso digital divide fra le nuvole. Fra i motivi principali  i metodi di addestramento e il poco tempo a essi dedicato”.

Non è quindi una coincidenza che, fra le varie categorie d’incidenti esaminate dalla commissione di 34 esperti che ha compilato lo studio, in quasi due terzi dei casi i piloti abbiano avuto problemi sia nel controllo manuale del velivolo sia nell’uso dei computer di bordo. È il caso, tanto per citare un evento tristemente noto, della tragedia dell’Airbus A330 Air France in servizio fra Rio de Janeiro e Parigi, precipitato nell’oceano Atlantico il 9 giugno 2009. Oppure, fortunatamente con conseguenze assai meno gravi, del Boeing 777 della Asiana Airlines che lo scorso luglio si è schiantato all’Aeroporto di San Francisco in fase d’atterraggio.

Un bel grattacapo, insomma, se si considera che a produrre questa pressione sono proprio quei sistemi che, in fondo, hanno contribuito a elevare ai massimi livelli la sicurezza dei cieli, in particolare negli ultimi decenni. Il fatto è che, come fa notare lo studio dell’agenzia americana, con la sempre maggiore affidabilità dei motori e dei sistemi di gestione del volo, i comandanti impiegano la maggior parte del loro tempo nel cockpit a programmare e monitorare l’andamento di quegli stessi sistemi. Relegando il volo manuale ai pochi minuti iniziali o finali. Tuttavia l’eccessivo affidamento sui computer è stato da anni individuato dalla stessa industria aeronautica come un problema potenziale di portata molto ampia. Come se, spiega il documento, “la definizione delle normali competenze dei piloti fosse cambiata nel tempo“. Oggi il capitano è un manager di sistemi sottoposto a un bombardamento informativo che può condurlo in confusione, verso scelte sbagliate, aggravate dalla scarsa esperienza diretta sui comandi.

Niente paura, però. Nella stragrande maggioranza dei casi i piloti sono in grado di individuare e correggere le eventuali anomalie riscontrate nei sistemi prima che possano produrre conseguenze più gravi. Il vero rischio rimane, come spesso accade anche in altri ambiti, il fattore umano. Per esempio la loro passività, stando almeno a quanto racconta una parte del documento che raccoglie alcune interviste con gli addestratori. Quando i piloti devono passare alla guida manuale tendono infatti “a osservare quel che capita piuttosto che a essere proattivi” e prendere una decisione. Un atteggiamento che sembra appunto un’altra conseguenza diretta dell’ecosistema hi-tech nel quale vivono immersi ormai da anni. Come se fossero diventati più pigri. Anche a causa, secondo la British Pilots Association, delle troppe ore di volo sulle loro spalle. Da parte sua, la Faa ha pubblicato 18 nuove indicazioni per cercare di tamponare questo fenomeno. Vere e proprie regole per aiutare i piloti a recuperare le loro competenze di base: si va dall’invito ad allenarsi di più, tornando a sollecitare le proprie capacità manuali, alla progettazione di pannelli di controllo, console e cabine di pilotaggio “più comprensibili dal punto di vista dell’equipaggio” fino a esercitazioni più avanzate sulla complessità dei computer di bordo. Il rapporto consiglia infine ai piloti di allenarsi a far fronte a malfunzionamenti rari ma potenzialmente catastrofici “per i quali non sono previste procedure particolari“.

Fonte:www.repubblica.it


18 Dicembre 2013

Sul sito dell’ente il regolamento e su Enac Channel su youtube un’intervista per illustrare i contenuti. In programma iniziative a partire da gennaio

Roma – Il Consiglio di Amministrazione dell’Enac nella seduta di ieri, 16 dicembre 2013, ha deliberato il Regolamento sui mezzi aerei a pilotaggio remoto (APR).  Si tratta di mezzi la cui diffusione negli ultimi tempi sta crescendo esponenzialmente in diverse attività quali, ad esempio, quelle di sorveglianza del territorio, di rilevamento delle condizioni ambientali, di trasmissione dati, di riprese aeree, di impieghi agricoli. Sono utilizzati anche per applicazioni in ambienti ostili come monitoraggio di incendi, ispezioni di infrastrutture e di impianti, sorveglianza del traffico stradale o, ancora, compiti di ordine pubblico. Il settore ha visto anche l’aumento del numero sia di costruttori di questa tipologia di mezzi e della relativa componentistica, sia di operatori aerei.  Data la novità della materia e alla luce dell’assenza di un quadro normativo di riferimento, l’Enac ha elaborato un Regolamento che, in attuazione dall’articolo 743 del Codice della Navigazione, fornisce i requisiti per assicurare l’impiego di questi mezzi in condizioni di sicurezza.

L’Enac è una delle prime autorità a pubblicare una regolamentazione del settore. Non esiste ancora, infatti, uno standard di riferimento europeo, che è tuttora in fase di studio, sia a livello comunitario, sia dell’ICAO (International Civil Aviation Organization).  Il Regolamento, che verrà seguito a breve da una Circolare applicativa, entrerà in vigore dopo 60 giorni dalla sua pubblicazione sul sito dell’Enac www.enac.gov.it.  A seguire alcuni degli aspetti salienti, mentre per i contenuti dettagliati si rimanda al testo:  Il Regolamento che stabilisce le condizioni e i requisiti per le operazioni di volo in sicurezza, distingue due tipologie di Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto:  – Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto (SAPR) mezzi impiegati o destinati all’impiego in operazioni specializzate (lavoro aereo). Aeromodelli mezzi impiegati esclusivamente per scopi ricreazionali e sportivi e che non sono considerati aeromobili ai fini del loro assoggettamento alle previsioni del Codice della Navigazione.  Al fine di determinare i requisiti per l’ottenimento delle autorizzazioni a operare e le diverse modalità di accesso allo spazio aereo, il Regolamento suddivide i Sistemi Aerei a Pilotaggio Remoto in due categorie di peso: inferiore a 25 kg  e uguale o maggiore a 25 kg. 

Per quanto attiene la fascia di peso più bassa, la disciplina è basata sul concetto di autocertificazione nel caso di operazioni di volo non critiche, ovvero attività che prevedono uno scenario nel quale, in caso di emergenza, un danno a terra a persone o cose è valutato estremamente improbabile. Le operazioni di volo critiche, invece, devono essere autorizzate dall’Enac che, sulla base della dichiarazione presentata dall’operatore, stabilisce gli accertamenti necessari tenendo conto della complessità del sistema e della criticità degli scenari operativi. Tra queste operazioni si annoverano il sorvolo di aeree congestionate, di assembramenti di persone, di agglomerati urbani, infrastrutture, impianti industriali, linee ferroviarie ecc. Per i Sistemi Aeromobili Pilotaggio Remoto di peso superiore ai 25 kg, invece, è sempre prevista una certificazione del mezzo aereo e una autorizzazione all’operatore aereo, indipendentemente dalla criticità delle operazioni di volo. Per tali mezzi, infatti, si mantiene la stessa tipologia di regolamentazione in uso per gli aeromobili tradizionali, certificazioni di aeronavigabilità e autorizzazione all’impiego. Data l’importanza della materia e le aspettative del settore e degli appassionati, l’emanazione del Regolamento deliberato oggi è stata preceduta da un periodo di consultazione avviato nel dicembre del 2012 e durato tre mesi, nel corso dei quali l’Enac ha ricevuto 453 commenti da organismi istituzionali e non istituzionali per la promozione della sicurezza aerea, dall’Enav, dall’industria, da associazioni di categoria, da aeromodellisti e associazioni aeromodellistiche, nonché da singoli soggetti interessati alle attività APR. Durante il periodo di consultazione, inoltre, l’Enac ha organizzato tre workshop a cui hanno partecipato oltre 300 persone. Il Regolamento sarà a breve consultabile e scaricabile sul portale dell’Enac, www.enac.gov.it. L’Ente ha inoltre realizzato un’intervista al Direttore Centrale Standardizzazione Sicurezza, Enea Guccini, che ha seguito l’elaborazione della normativa con altre strutture tecniche dell’Ente. Il video sarà pubblicato su Enac Channel su YouTube, accessibile anche dalla home page del portale stesso. L’Enac, inoltre, ha in programma iniziative rivolte all’utenza per favorire l’applicazione del Regolamento, come un workshop che si svolgerà in gennaio, in data da stabilire, e una sezione di FAQ (Frequently Asked Questions) sul proprio sito. 

Fonte: www.ostiatv.it


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